Moncalvo fu una delle capitali del Monferrato, un vasto territorio importante per la sua collocazione geografica e per le vicende storiche che lo hanno vista protagonista per secoli a livello europeo, che è oggi centro di interesse per lo sviluppo di una rete territoriale e culturale, riconosciuta anche come paesaggio culturale degli Infernot, nell’ambito della World Heritage List (core zone n.6 dei Paesaggi Vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato) di cui è baricentro Rosignano Monferrato insieme agli altri sette Comuni dell’area.

Si tratta quindi di un territorio che è al centro di un complesso progetto di valorizzazione turistica ed economica, ma che deve riappropriarsi della propria storia e del proprio patrimonio, di cui restano pochi monumenti e ancor meno documenti (gli archivi del Marchesato sono dispersi per tutta Italia e mezza Europa), rivolgendosi dunque a quel “patrimonio intangibile” fatto di tradizioni, memorie e rievocazioni, oltre che ovviamente di documenti.

Lo scopo è costruire itinerari turistici, didattici e virtuali sulle diverse tematiche di maggiore rilevanza e interesse, a partire ovviamente dal circuito dei Castelli e dei Luoghi della Fede (tra cui spicca il Sacro Monte di Crea, a sua volta Patrimonio dell’Umanità), dei Paesaggi vitivinicoli del Casalese e delle altre aree del Monferrato, fino a includere tutte le cantine e distillerie storiche, le enoteche e i musei del vino e gli altri luoghi della civiltà del Vino e della DOC.

Per tutte queste ragioni alcune realtà locali che da anni operano in Monferrato, talvolta in collaborazione ma più spesso in “solitaria”, hanno deciso di sviluppare un progetto comune, mantenendo le proprie prerogative e competenze. In altre parole si è individuato un luogo di incontro e di iniziative che potranno procedere autonomamente ma che potranno utilizzare e favorire contatti, comunanze di intenti, collaborazioni, contaminazioni.

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Il Castello di Moncalvo (XIV sec.), di cui oggi rimangono pochi resti

Questo territorio, oltre ad aver perso nel corso dei secoli gran parte del proprio patrimonio storico-artistico, è anche stato testimone del momento storico in cui Napoleone Bonaparte manifestò per la prima volta (ad Acqui Terme nel 1796) l’intento di raccogliere e portare in Francia come trofei di guerra i capolavori artistici dell’intera Europa; in seguito alla rocambolesca vittoria nella Battaglia di Marengo del giugno 1800 (nel corso della quale la “curtis” medioevale fu bombardata per ore e semidistrutta dagli Austriaci), lo stesso Bonaparte nel 1803 fece anche demolire il Duomo medioevale di Alessandria che “ingombrava” la Piazza d’Armi (attuale Piazza della Libertà) e trasformò il complesso conventuale trecentesco di San Francesco in caserma di cavalleria. 

Nel corso dei decenni questo territorio è stato colpito da distruzioni belliche (basti ricordare il saccheggio della Sinagoga di Alessandria nel 1943, i bombardamenti che hanno devastato teatri, biblioteche e palazzi storici, ma soprattutto la distruzione intenzionale della Benedicta nel 1944) e da gravi calamità naturali: in particolare l’inondazione del 1994 che ha colpito decine di beni culturali piemontesi, tra cui la Biblioteca di Pavese a Santo Stefano Belbo e la Cittadella di Alessandria, o il terremoto del 2000 che ha danneggiato il Museo di Marengo e il Castello di Bergamasco.

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Proprio per questa ragione, si è sviluppata in Monferrato una particolare sensibilità al tema della protezione e salvaguardia dei beni culturali a rischio di oblio, incuria, distruzione o saccheggio.

Su tutti questi temi in zona a partire dal 1997 si sono tenuti numerosi importanti convegni di rilevanza nazionale, sulla Storia del Marchesato del Monferrato, sui paesaggi vitivinicoli e sulla nascita della DOC, ma soprattutto a Torino si è tenuto il primo “Blue Shield Meeting” (luglio 2004), riconosciuto formalmente come congresso fondativo dell’Organizzazione Internazionale -creata nel 1996 come ICBS- che oggi è chiamata Blue Shield International.

I documenti relativi a quell’evento e a tutta la sua preparazione sono oggi conservati nel “Centro Studi Maniscalco” insieme a molti altri materiali sull’attuazione della Convenzione dell’Aya del 1954.

 

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I ruderi della Benedicta (fondata nell’XI sec), distrutta nel 1944

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Partecipano al progetto:

I primi progetti comuni saranno quindi:

  • La promozione di un ciclo di incontri e di approfondimento sulla raccolta ampelografica di proprietà della Biblioteca Civica di Moncalvo, ritenuta tra le prime in Italia e già oggetto di uno studio preliminare e di pubblicazione sulla rivista “Botanica”. L’argomento della raccolta botanica sarà esaminato da più punti di vista: estetico e artistico, storico, botanico, vitivinicolo e si cercherà di trarne le positive ricadute sulla attuale situazione colturale. In questo contesto si consolideranno i legami con altre realtà di studio e in particolare con un centro studi in Toscana e uno in Francia. La collaborazione continuerà con la valorizzazione del patrimonio librario della DOC e Fondo Desana, un valore documentale di estremo interesse, e sulla ricerca e conservazione degli Archivi della Doc, il tutto inserito nel contesto storico e artistico del Monferrato e del Piemonte;
  • La riorganizzazione e riproposizione della biblioteca digitale del “Centro Maniscalco”, realizzata tra il 1998 e il 2017 dalla Biblioteca Civica di Moncalvo in collaborazione con la Provincia di Asti e il Comitato promotore dello Scudo Blu Italiano (2000-2013).
  • il recupero e la prosecuzione del progetto “Archivio storico digitale del Monferrato” sostenuto dalla Regione Piemonte e realizzato a partire da 2006 dal Circolo Culturale “I Marchesi del Monferrato”.
  • un inventario delle banche dati digitali sul tema del Monferrato, dei siti web, dei portali e degli itinerari culturali virtuali già esistenti e consultabili in rete
Il progetto è sostenuto da: